COMANDAMENTO N.4/2016 – Mine di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro

“Ad un passo”

È necessario ribadirlo. Nel cinema italiano qualcosa si sta muovendo, da qualche tempo a questa parte. Piano piano, ma si sta muovendo e questo è qualcosa di importante. Ecco che stavolta allora si parla di Mine, film italiano-spagnolo-americano diretto da due italiani ossia Fabio Guaglione e Fabio Resinaro (che si firmano, in testa al film, Fabio&Fabio).
Su cosa fa perno: un soldato nel deserto finisce con un piede sopra una mina antiuomo e deve rimanere immobile per evitare il peggio. Bene, high concept movie. Spunto particolarmente originale? No. Particolarmente straordinario? No. Particolarmente profondo? No.
Ma gestito molto bene dai due registi, tanto che una trama così esile riesce a coprire oltre cento minuti senza mai annoiare. Sarebbe potuto durare almeno quindici minuti in meno si, ma è un particolare di poco conto. Quel che è necessario sottolineare, è come Guaglione e Resinaro cerchino di tirar fuori di tutto e di più da una storia così semplice. Una storia che, guardando il film, si rivela poi essere soltanto la punta dell’iceberg di qualcosa di più appassionato e appassionante, capace di tener viva l’attenzione dello spettatore e talvolta di sorprenderlo. Il MacGuffin di cui i due autori si servono per volare altrove, in fin dei conti quasi per raccontarci altro.
In un’intervista (questa qui: http://wp.me/p6Pvly-2A) Resinaro ci rispose “dei contemporanei sicuramente uno che ha cambiato il nostro modo di considerare lo storytelling è Christopher Nolan”. Risposta indubbiamente sincera, perché in “Mine” c’è tantissimo Nolan, soprattutto nella seconda parte. C’è nella colonna sonora al limite del plagio, nei flashback, nei dialoghi. E qualsiasi cosa si possa credere di Nolan, come non pensare che trovare frammenti e tratti del celeberrimo e celebrato autore britannico in un film diretto da due italiani non sia una cosa straordinaria? Che non sia qualcosa in grado di farti mettere a correre da casa a Cinecittà suonando ai citofoni delle palazzine incontrate sul percorso per convincerli a girare con te e il prima possibile un film?
È qualcosa per cui è necessario gioire. Nolan è loro ispiratore e questo è appurato, ma è proprio tale sguardo diverso (per il nostro cinema almeno) nel raccontare una storia simile che fa di “Mine” un altro film importante per questo momento del cinema di casa nostra. E chi vuole fare cinema, dovrebbe vedere questo film e imparare dall’umiltà di questi due ragazzi, dal loro non aver denigrato un film chiaramente commerciale puntando magari al “film d’autore” che ormai qui in Italia fatichiamo a capire cosa sia. Ma di aver sfruttato quest’occasione per realizzare qualcosa di più. Qualcosa che, in alcuni momenti, arriva ad essere profondo e molto bello. Le due scene notturne, per dire, sono vibranti, così cariche di un talento visivo che ci auguriamo venga amplificato e sviluppato nei progetti successivi. Alla redazione de I 400 calci hanno scritto di questo film: “Un pugnale sulla porta del cinema italiano”. Niente di più vero, al di là dell’apprezzata ironia.
Questo ed altri film realizzati negli ultimi anni (incluso il mai distribuito “Index Zero” di Lorenzo Sportiello) sono tutte piccole frecce indirizzate all’ormai ammuffito sistema, ai soliti film, alle formule collaudate e riproposte fino alla nausea che lasciano e vogliono lasciare lo spettatore in uno stato di sconsolante ignoranza, di mancata alfabetizzazione e inebetita dipendenza. Sono importanti rivendicazioni che portano con sé una volontà di ricominciare, di far ripartire qualcosa, anche se magari ancora non si sa bene cosa.

Dopo tutto questa manfrina, c’è bisogno di chiudere come spesso si fa da queste parti? Forse si.
E allora: andate a vedere Mine. E diteci la vostra.

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